Armi nucleari in Italia: aggiornamenti sulle denunce penali

«L’Italia ripudia la guerra come strumento di aggressione contro la libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; accetta, in condizioni di parità con gli altri Stati, le limitazioni di sovranità necessarie per un ordine che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni, e promuove e incoraggia le organizzazioni internazionali dedicate a questo scopo».

La rimozione delle armi nucleari statunitensi dall’Italia è essenziale per il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione.

Nel 2021, 22 associazioni hanno commissionato all’Associazione Internazionale degli Avvocati contro le Armi Nucleari (IALANA) Italia uno studio sulla presenza di bombe nucleari statunitensi nelle basi di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone).

Il parere legale di IALANA Italia, pubblicato nel 2022, conclude che la presenza di armi nucleari in Italia è indubbiamente illegale. La presenza di queste armi nelle basi di Ghedi e Aviano è certa sulla base di documentazione e prove attendibili, ed il parere individua una serie di azioni legali a livello nazionale e internazionale per ottenere il riconoscimento dell’illegalità. Le associazioni hanno quindi deciso di presentare denunce penali contro il governo italiano presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma (2 ottobre 2024). Si è optato per l’azione penale poiché la violazione della legge 185/90 costituisce un reato, punibile con una pena piuttosto severa (fino a 12 anni di reclusione).

La prima denuncia è stata presentata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, poiché la responsabilità primaria di aver consentito l’introduzione di armi nucleari in Italia ricade sul governo con sede a Roma. La Procura della Repubblica, purtroppo, ha chiesto l’archiviazione della denuncia, ritenendo erroneamente che la decisione di introdurre armi nucleari in Italia sia una scelta puramente politica non soggetta a controllo giurisdizionale. La Procura ha quindi ignorato che anche il governo deve sottostare alle leggi. Il giudice chiamato a decidere sulla opposizione proposta dai e dalle denuncianti ha però condiviso la richiesta della Procura e ha archiviato.

I denuncianti si sono quindi rivolti alle Procure di Brescia e Pordenone, che hanno giurisdizione territoriale sulle basi di Ghedi e Aviano. In questi tribunali, l’attenzione non è più rivolta ai leader politici, ma a coloro che hanno effettivamente effettuato l’importazione delle armi. A Brescia, l’esito è stato simile a quello di Roma. La situazione è stata diversa, tuttavia, a Pordenone, dove il giudice non ha accolto l’istanza di archiviazione e ha fissato un’udienza per il 15 giugno 2026, per esaminare il caso. In seguito all’udienza, la Giudice Francesca Vortali ha stabilisce l’archiviazione della denuncia, riconoscendo però la legittimità dell’iniziativa da parte di WILPF Italia e anche la presenza reale delle bombe atomiche – leggi qui il nostro comunicato stampa.

 

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