GIUSTIZIA CLIMATICA E AMBIENTALE

Perché giustizia climatica e ambientALe?

La crisi ecologica che stiamo affrontando è il risultato del capitalismo, del militarismo, del patriarcato e del colonialismo.

Questa crisi pone minacce molto reali ed esistenziali alla vita sul pianeta così come la conosciamo. Le prove sono sotto gli occhi di tutte e tutti. Ogni anno ci viene detto che “questa sarà l’estate più calda di sempre”, mentre i ghiacciai si sciolgono inesorabilmente, travolti da temperature senza precedenti, e gli eventi climatici estremi diventano la nuova normalità.

Il militarismo, le attività militari e i conflitti armati sono tutti fattori significativi che contribuiscono alla crisi ecologica. Alimentano la violenza in nome della sicurezza, aggravanole disuguaglianze e continuano a distruggere l’ambiente. Nessun essere vivente sul pianeta è immune dagli effetti del militarismo: la sua influenza pervade le decisioni politiche, le nostre società, le comunità, le scuole e persino le case. Le conseguenze sono particolarmente gravi per le persone emarginate, come le donne o le popolazioni indigene.

Le politiche attuali messe in campo dagli Stati non sono sufficienti per mitigare gli effetti del cambiamento climatico ed invertire la rotta. Per questo associazioni come la nostra sono attive ogni giorno per la giustizia climatica: “La distruzione ambientale e l’ecocidio sono entrambe cause e conseguenze di conflitti e forse il più grande pericolo che dobbiamo affrontare nel mondo moderno” (Manifesto WILPF del 2015).

Non può esserci pace duratura senza giustizia ecologica e uguaglianza di genere. Nessuna persona è immune dalla crisi ecologica.

L’impegno di WILPF Italia

Ambiente e Armamenti

Tra gli obiettivi dell’associazione c’è l’impegno a far includere, all’interno degli Accordi di Parigi del 2015, le quote per l’inquinamento causato dalle attività militari, quali voli aerei ed emissioni delle basi militari. Inoltre, ci opponiamo a una transizione energetica orientata al nucleare civile come energia “pulita” e al gas. Sosteniamo invece una riconversione energetica reale, fondata su fonti rinnovabili e tecnologie sostenibili, che non compromettano ulteriormente la salute del pianeta e delle persone.

Scopri di più sul lavoro del gruppo internazionale di WILPF e sulla nostra partecipazione alla COP. 

Tra il 2018 ed il 2019, grazie ai fondi di WILPF Internazionale, abbiamo realizzato il progetto “Pace Femminista in Azione: giustizia climatica, sicurezza e salute”. Questo progetto si inseriva nella Campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) per l’universalizzazione del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari e mirava a sensibilizzare la cittadinanza sul legame tra cambiamento climatico, guerra e ingiustizia sociale. Attraverso attività formative e di mobilitazione nelle città di Livorno, Pisa, Trieste, Palermo e Roma, abbiamo coinvolto donne, giovani, associazioni e artiste e artisti per promuovere una cultura eco-pacifista e per sostenere il disarmo nucleare. 

A Roma, in particolare, il progetto ha dato vita a una serie di eventi istituzionali, tra cui conferenze, proiezioni e iniziative finalizzate a rafforzare l’azione politica e civile per il disarmo e la giustizia climatica. Il progetto ha visto la partecipazione di numerosi partner, tra cui associazioni femminili, movimenti pacifisti e ambientalisti, esperti e istituzioni.

La storia della Sardegna militarizzata e contaminata è una grande tragedia umana. Nel Poligono di Quirra (NU), il più grande della NATO in Europa, è stato trovato l’uranio 238, l’assassino silenzioso artefice di un vero e proprio crimine di guerra in tempo di pace: l’inquinamento bellico. Questo, purtroppo, non colpisce solo chi combatte sul campo di battaglia, ma anche chi vive vicino a quelle basi dove si sperimentano le armi e vengono fatti esplodere ordigni che ad alte temperature sprigionano uranio 238. Questa terra è stata espropriata, militarizzata ed ora ospita il 60% delle aree destinate al demanio militare italiano.

Nel 2020, abbiamo aderito alla campagna Make Cheese, Not War promossa da gruppi pacifisti sardi, Sardegna Pulita e Donne Ambiente Sardegna, volta a riconvertire una fabbrica di armi in un’industria agroalimentare capace di valorizzare il patrimonio di formaggi ovini e caprini, tipici della Sardegna, e di inserirli nel circuito commerciale internazionale.

L’iniziativa aveva un duplice obiettivo: da un lato, fermare la produzione e l’esportazione di armi, dall’altro migliorare il benessere economico degli allevatori e delle allevatrici in Sardegna, da tempo penalizzati dai bassi prezzi del latte di pecora che impedivano loro di avere un salario dignitoso.

La fabbrica, chiamata RWM Italia e situata nella provincia meridionale dell’isola, un’area dove vivono molti pastori, impiegava forza lavoro locale per produrre bombe e munizioni per conto della società madre tedesca, Rheinmetall. Le armi prodotte nello stabilimento venivano esportate in Arabia Saudita e usate nel conflitto in Yemen, dove sono state direttamente collegate alla morte di civili yemeniti. A fine gennaio del 2021, il governo italiano ha annunciato la revoca delle licenze di esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti – una grande vittoria per le attiviste e gli attivisti! Tuttavia, tale decisione riguardava solo questi due paesi e solo l’esportazione di missili e bombe aeree, lasciando invece in vigore le autorizzazioni per altri tipi di armamenti.