Il rapporto di Rosa Genoni con la WILPF

Autrice: Raffaella Podreider, presidente Associazione Amici di Rosa Genoni e nipote di Rosa Genoni

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Mia nonna Rosa Genoni è stata l’unica donna italiana presente al Primo Congresso Internazionale Femminile dell’Aja nel 1915. Il Congresso delle pacifiste e femministe europee e americane fu organizzato in sole 8 settimane da attiviste olandesi, belghe e americane che riuscirono in un modo assolutamente incredibile per quei tempi a invitare migliaia di donne, mandando migliaia di telegrammi, di lettere e facendo telefonate laddove possibile.

Il 27 aprile 1915 all’Aja erano pronte all’appello ben 1136 donne, arrivate con ogni mezzo: in treno come Rosa, in nave come le inglesi, in transatlantico come le americane come Jane Addams nominata presidente dell’assemblea. Al tavolo della Presidenza sedevano 12 delegate attorno all’Addams, Rosa era tra loro, un onore e un onere non da poco, una responsabilità!

Visto il suo impegno politico, la Pro Umanitate, l’Associazione Femminile pro Pace, l’Associazione delle Donne di Roma, il Comitato Lombardo pro Suffragio Femminile e anche Ernesto Teodoro Moneta (premio Nobel per la pace 1907) avevano chiesto a Rosa di recarsi all’Aja. Benché animate da alti ideali, ben poche donne avrebbero accettato perché il viaggio comportava grandi rischi, per non parlare delle critiche che avrebbero sollevato nell’opinione pubblica e il rischio di essere accusate di tradimento da parte degli organi governativi, ma Rosa non era il tipo da farsi intimidire e, ignorando ogni considerazione di prudenza, accettò. Aveva il supporto ideologico dell’amato consorte, l’avvocato Alfredo Podreider che con lei condivideva la militanza politica e gli ideali socialisti. Rosa era la persona giusta per molte ragioni: non solo pacifista convinta, da anni parlava e scriveva per far valere il peso delle donne nella vita familiare, sociale e politica.

Aveva scritto contro la guerra sull’Avanti, sul Corriere e su La Difesa delle Lavoratrici, il giornale di Anna Kuliscioff.  Inoltre parlava e scriveva il Francese benissimo essendo vissuta anni a Parigi per occuparsi di Moda, inoltre capiva discretamente l’Inglese grazie a una sua permanenza a Gravesend in Inghilterra, ma tutto ciò poteva non essere sufficiente senza la volontà di lavorare per la pace, senza il coraggio di viaggiare attraverso un’Europa già in guerra con l’incognita dell’ingresso anche dell’Italia nel conflitto.

Il Congresso si tenne dal 27 aprile al 1° maggio: al discorso di apertura la Jacobs spiegò che non sarebbe stato un saluto gioioso vista la grave situazione, ma continuò affermando “la donna è l’unica in grado di opporsi alla guerra e prospettare situazioni alternative” e spiegò perché non vi sarebbero stati eventi mondani. Al mattino, le delegate iscritte a parlare proponevano i loro argomenti, nel pomeriggio, divise in gruppi, ne discutevano e, a sera, ne votavano l’approvazione o meno, a maggioranza o all’unanimità. Rosa lesse una lunga lettera accorata e intensa di Paolina Shiff, troppo anziana per viaggiare, dopodiché Rosa lesse una sua lunga missiva rivolta a tutte le sorelle francesi e tedesche e di ogni altro paese coinvolto nel conflitto:

Rosa chiese Grazia per tutto il mondo, per le offese e per le violenze che tutta l’umanità ha patito. Il modo in cui si rivolge al pubblico è sempre gentile, con toni aggraziati, cortesi e garbati. Questi toni stridono moltissimo con la descrizione che di lei fecero le autorità statali, che la descrissero come una pericolosa sovversiva, nemica della nazione: proprio lei che all’Italia aveva dato tanto! A causa della fervida propaganda pacifista che stava portando avanti in quegli anni, Rosa Genoni fu messa sotto stretto controllo dalla polizia. Indicata come “anarchica”, “socialista” e “sovversiva”, a seguito del Congresso dell’Aja la sorveglianza si intensificò notevolmente, soprattutto perché l’Italia era entrata in guerra. Di conseguenza le fu rifiutato in più di un’occasione il passaporto. Tra i documenti pervenutici, è conservato un telegramma, inviato dalla Prefettura di Milano al Ministero dell’Interno, in cui si chiariscono i motivi per cui alla Genoni non doveva essere concesso il passaporto. Il documento riporta queste parole:

N. 6327. Nota socialista Genoni Rosa, oggetto, da ultimo, del telegramma ministeriale 12 ottobre 1917, n 2385 (U.R) ha chiesto il passaporto per Francia, Belgio, Olanda, ove dichiara doversi recare come direttrice della ”Scuola si Costume” (taglio abiti da donna) e come redattrice del periodico di mode “Rivista Lidel” dovendo compilare un manuale di storia del costume, che dovrebbe essere prima pubblicato prima in dispense e poscia in volume. La Genoni continuò a mostrarsi di idee socialiste e fervente propagandista della pace durante la nostra Guerra. Nel luglio del 1918, fu quasi denunziata per correità nella diffusione dell’opuscolo germanofilo “Guerra Europea”; ma con sentenza del 13 dicembre successivo, venne assolta per aver il fatto perduto il carattere di reato. La Genoni è l’amante del pur noto socialista Avv. Podreider Alfredo.

A seguito delle insistenze della Genoni per ottenere il permesso di lasciare il Paese, la Prefettura scrive:

Tali sue insistenze, in correlazione con le idee da lei professate, ingenerano il sospetto che la Genoni nasconda qualche secondo fine, e, cioè più che per la compilazione del manuale di storia del costume, come dal predetto mio espresso, essa intenda, invece, recarsi all’estero, per propaganda sovversiva ed abbia qualche missione da compiere. Ritengo opportuno far ciò presente a codesto Ministero, prima che provveda circa il passaporto di cui trattasi.

Il passaporto fu poi concesso alla Genoni grazie all’intervento di Claudio Treves, socialista ed ex direttore del giornale L’Avanti, che, essendo membro delle Camera dei Deputati, riuscì a ottenerle il permesso di lasciare il Paese.

Nel suo intervento Genoni pose l’attenzione sul problema rappresentato dalle popolazioni oppresse portando la questione di Trento e Trieste andando contro il pensiero dominante del governo italiano, ne pagò poi le conseguenze: sosteneva che le popolazioni di confine dovessero scegliere attraverso un plebiscito di quale stato far parte. Ovviamente per l’Italia il problema erano le città irredenti che erano terre da riconquistare con la guerra, quasi che questa fosse la IV Guerra d’Indipendenza e mettere ciò in dubbio era antipatriottico e disfattista per gli interventisti.

Furono affrontati e discussi moltissimi temi concernenti diverse aree e a conclusione furono stilate 20 Risoluzioni. Questo è il preambolo alle risoluzioni adottate dal Congresso dell’Aja 1915:

Noi donne di molte nazioni, riunite in Congresso Internazionale, leviamo la nostra voce al di sopra dell’odio e del massacro di oggi, e per quanto possiamo differire sui mezzi, ci dichiariamo unite nei grandi ideali di civiltà e progresso (…). Dichiariamo che il dogma che vuole la guerra inevitabile non è altro che la negazione della sovranità della ragione e un tradimento degli istinti più profondi del cuore umano. 1

  1. LE DONNE E LA GUERRA
    1. Protesta  Noi donne protestiamo contro la follia e l’orrore della guerra.
    2. Le sofferenze delle donne in guerra.
  2. VERSO LA PACE
    1. L’accordo di pace – pace permanente su principi di giustizia.
    2. Mediazione continua.
  3. PRINCIPI DI UNA PACE PERMANENTE
    1. Rispetto delle nazionalità – rifiuto del diritto di conquista.
    2. Arbitrato e Conciliazione.
    3. Pressione internazionale – sociale, morale economica sul paese che ricorra alle armi.
    4. Controllo democratico della politica estera.
    5. Il voto alle donne.
  4. COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
    1. Sia convocata una terza Conferenza a fine guerra.
    2. Organizzazione internazionale – Società delle Nazioni sulla base di una pace costruttiva.
      1. Corte internazionale di giustizia permanente.
      2. Conferenza internazionale permanente.
      3. Consiglio permanente di Conciliazione e Investigazione per la risoluzione delle controversie internazionali.
    3. Disarmo generale.
    4. Commercio e investimenti – libertà di commerciare, rotte aperte alla navigazione.
    5. Politica estera nazionale – annullare i trattati segreti – partecipazione delle donne alle Commissioni.
    6. Le donne nella politica nazionale e internazionale – condivisione dei diritti civili e politici.
  5. L’EDUCAZIONE DEI BAMBINI
    1. Educare all’idea di una pace costruttiva.
  6. LE DONNE E LA CONFERENZA DI PACE
    1. Estendere il voto politico alle donne.
    2. Rappresentanti del popolo devono partecipare alla Conferenza di Pace.
  7. AZIONI DA INTRAPRENDERE
    1. La voce delle donne nell’accordo di pace.
    2. Invio di delegate ai Governi delle nazioni neutrali e belligeranti allo scopo di portare le risoluzioni del Congresso e al Presidente degli USA W. Wilson.

L’assembla propone un secondo congresso contemporaneo alla Conferenza di Pace ed è votata la costituzione di un comitato internazionale femminile per la pace permanente International Committee of Women for Permanent Peace (ICWPP) cui viene subito affidato il primo incarico nominando alcuni gruppi di delegate. Il 7 maggio Addams, Jacobs, Genoni; Mc Millan e Schwimmer incontrarono all’Aja il Primo Ministro Cort Van der Linden e il Ministro degli Esteri Loudon. Il 13 maggio Addams, Jacobs e Genoni incontrarono a Londra il Ministro degli Esteri Mr Gray non ottenendo da questi incontri altro che delle parole vuote di significato.

Il 17 maggio, rispondendo alla richiesta accorata di Alfredo di rientrare in Italia, temendo la chiusura delle frontiere e il blocco dei trasporti ferroviari, Rosa a malincuore abbandonò l’incarico e, anziché recarsi a Vienna, tornò in Italia dove gli interventisti, sobillati dai futuristi e dagli articoli di Mussolini sul Popolo d’Italia dimostravano il loro “Patriottismo” inneggiando alla Guerra.

Marinetti scriveva nel suo Primo Manifesto del Futurismo pubblicato sul Le Figaro nel 1909 “Glorifichiamo la guerra, sola igiene del mondo, il militarismo il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.” La Genoni polemizzò a lungo con i futuristi e produsse numerosi articoli pubblicati su L’Avanti in cui li accusava di non essere per nulla interessati alle sorti della Nazione, perché invece di costruire progetti comuni nel suo interesse, le augurava di andare incontro alla distruzione causata dalla guerra. In un articolo Rosa scriveva che presto in Italia le donne non avrebbero indossato altro abito se non “in gramaglie” cioè a lutto, avendo esse il padre, il fratello, il marito o il figlio morti in guerra! L’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria il 24 maggio, all’Impero Ottomano il 21 agosto, al Regno di Bulgaria il 19 ottobre e all’Impero Tedesco il 27 agosto del 1916.

Nel nostro Archivio trovo un libretto inviato a Rosa nel febbraio del 1917 “The Teaching of History and Scripture” (Report of Conference – Central Buildings Westminster, Janauary 6, 7 and 8 1917). Rosa era molto interessata a questi argomenti, ai programmi scolastici e all’uso corretto dei libri di testo nei quali auspicava molte meno esaltazioni di battaglie vinte o perse e nomi di generali, ma molto più interesse per le scoperte scientifiche, tecniche, mediche e artistiche e di qualunque conquista del genere umano. Riteneva anche che educare bene i giovani ai sani valori della pace, della giustizia e dell’antimilitarismo, fosse molto più produttivo che cercare di far cambiare idea agli adulti. Sosteneva altresì che non si dovessero produrre giocattoli come spade, pistole e fucili, oggetti diseducativi che condizionano i bambini fin dalla più tenera età.

Questi i temi che Rosa portò al congresso di Zurigo del ‘19 insieme ad altre istanze per lei di primaria importanza e di cui si era occupata fin dalla fine del XIX secolo e cioè: stabilire i limiti dell’orario di lavoro, alzare l’età del lavoro minorile, il congedo di maternità e la parità di retribuzione. A fine conflitto avrebbe dovuto svolgersi un altro Congresso nella stessa città e contemporaneamente alla Conferenza di Pace prevista a Parigi: si seppe che vi sarebbero state 3 fasi. La prima: Conferenza preliminare delle Potenze Alleate con inizio il 15 dicembre ‘18. La seconda, la vera Conferenza di Pace con probabile inizio la prima settimana di gennaio del ‘19. La terza, varie commissioni si sarebbero riunite per discutere i dettagli con inizio 1° maggio ‘19. Jane Addams ne diede notizia ai membri dell’Iternational Board del ICWPP con lettera datata 10 dicembre ‘18, chiedendo consiglio per decidere dove tenere la loro conferenza visto che a Parigi non era concesso. Dopo varie ipotesi fu decisa la data dal 12 al 19 maggio a Zurigo in Svizzera.

Non era facile per le delegate ottenere il passaporto per lasciare i rispettivi paesi. Le 150 delegate arrivavano da 17 paesi. Per presentare le proposte o risoluzioni alla Conferenza Ufficiale della Pace a Parigi furono votate: Jane Addams (USA) presidente, Charlotte Despard (UK), Gabrielle Duchène (Francia), Rosa Genoni (Italia), Clara Ragaz (Svizzera) e Chrystal Macmillan (UK) segretaria. Fu deliberato che da quel momento la denominazione non sarebbe più stata ICWPP, ma sarebbe stata WILPF cioè Women International League for Peace and Freedom.

Fu sollevato e dibattuto il problema di una educazione mondiale alla cittadinanza, furono presentate proposte di interscambi tra insegnanti e alunni per incoraggiare la conoscenza di popoli e civiltà diverse. Come già scritto, Rosa Genoni propose una riforma dei manuali scolastici che desse più spazio agli aspetti economici e socio-colturali, piuttosto che militari e politici. Inoltre furono fatte:

  1. Proposte concernenti la carestia e il blocco navale;
  2. Proposte concernenti il Trattato di Pace con 5 punti della massima importanza:
    1. Condizioni della Pace,
    2. Lingue delle nazioni,
    3. Carte dei Diritti delle Donne,
    4. Conferenza delle Donne, Conferenza Generale sul Lavoro,
    5. Voto alle Donne in caso di Plebiscito.
  3. Proposte concernenti l’azione militare attuale in Russia e Ungheria;
  4. Proposte concernenti l’amnistia per tutti i prigionieri politici.

Questo Congresso internazionale delle donne considera la Carestia, la Pandemia, e la Disoccupazione che dilagano in vaste aree dell’Europa centrale e orientale e parti dell’Asia una vergogna per la civiltà umana. Il Congresso sollecita i governi di tutte le potenze riunite alla Conferenza di Pace a trasformare le organizzazioni interalleate fondate per scopi bellici in un’organizzazione internazionale per scopi di pace, di modo che le risorse del mondo-cibo-materie prime, finanze, trasporti- siano resi disponibili per i soccorso ai popoli di tutti i Paesi colpiti dalla carestia e dalla pandemia. A tal fine il Congresso sollecita un’azione immediata, internazionale che sola potrà salvare l’umanità e promuovere una riconciliazione e un’unione permanente dei popoli.

Durante tutti questi anni, Genoni subisce perquisizioni a casa sua e la confisca dei registri con i nomi delle donne aderenti al comitato, è considerata “fiancheggiatrice del nemico” dalla Regia Questura e subisce un’azione persecutoria di vigilanza. Nonostante tutto ciò Rosa tiene incontri settimanali dedicati al lavoro dei comitati all’Università Popolare di Milano.

Nel 1921 si svolse il III Congresso della WILPF a Vienna dal 10 al 16 luglio, vi partecipò Rosa Genoni con la figlia Fanny e la nipote Clelia Genoni dall’Australia. Al Congresso fu convenuto di “Rivolgere ogni sforzo per trasformare le condizioni attuali della vita sociale in modo che le cause di guerre e rivoluzioni cruente non abbiano più la possibilità di accumularsi” con l’ordine del giorno:

  1. Educazione quale mezzo per giungere alla pace;
  2. Vie per ottenere la riconciliazione dei popoli;
  3. Pacifismo pratico.

La sezione italiana, Rosa Genoni da Milano e Anita Dobelli Zampetti da Roma inviarono una lunga lettera a tutte le socie spiegando gli intendimenti e i fini del Congresso specificando tutti i temi che vi sarebbero stati trattati, firmata dalla Genoni e Ida Bassalini, dalla professoressa Ida Levi e dalla poetessa Lina Schwarz. Nel ’19 e ’20 Genoni e Dobelli Zampetti non scriveranno di scioperi e repressioni violente di squadracce armate che seminano il terrore, le comunicazioni di Genoni al Comitato Centrale sono sporadiche, ne chiede spiegazione la segretaria generale Emily Balch alla signora inglese Vernon Lee, in una lettera del 25 marzo 1921.

In una lettera del luglio del ‘22, Rosa Genoni molto amareggiata e triste per la situazione politica, spiega che per sicurezza deve annullare la Summer School già organizzata a Varese dove erano già state preparate le sedi per alloggiare le partecipanti e presi accordi per tutte le necessità dei gruppi, le gite e le serate d’intrattenimento con esborsi considerevoli: la ragione erano le incursioni fasciste che avevano distrutto una sede preposta con grande violenza. Con l’aiuto del professor Salvemini e di Enrico Bignami la Summer School sarebbe stata accolta con favore a Lugano e si sarebbe svolta dal 19 agosto al 2 settembre e i prestigiosi oratori che avevano accolto l’invito non avrebbero incontrato alcuna difficoltà nello spostamento, tra gli altri avrebbero partecipato Bertrand Russel, Herman Hesse e Herman Von Baravalle. Per l’organizzazione Rosa coinvolse la giornalista Virginia Piatti Tango, in arte Agar, che rimarrà poi nelle WILPF fino ad essere inviata come rappresentante italiana a Washington nel 1924.

L’omicidio di Matteotti nel giugno del ‘24 non suscitò alcun interesse nel Comitato Dirigenziale della WILPF sebbene Rosa avesse inviato al Quartier Generale a Ginevra la copia in inglese dell’appello della vedova rivolta agli italiani nel giorno del funerale del marito denunciando la matrice politica del delitto. Dopo questa data, a causa del consolidarsi del regime fascista, le attività del comitato italiano si fermarono quasi del tutto con grande dispiacere e rammarico di Rosa Genoni.


  1. Francesca Lacaita e Maria Grazia Suriano – AL DI SOPRA DELL’ODIO E DEL MASSACRO – BIBLION edizione 2025. ↩︎