Occidente, dove vuoi portarci?

Originariamente pubblicato in: Saperi Territorializzati, CISAV, Giugno 2024


Imprinting

È pur vero che le esperienze della prima infanzia lasciano nell’animo tracce che non si cancellano! Appresi da mio padre la inutilità e le brutture della guerra, sin da bambina, avendo egli partecipato alla campagna militare del Nord Africa, nella seconda guerra mondiale. Prigioniero degli inglesi, dopo El Alamein, fu internato in India da cui fece ritorno a guerra finita, distrutto nell’animo. Da suo fratello, lo zio Pietro, appresi, appena adolescente, che il mondo era diviso in due blocchi, l’Occidente atlantista ad Ovest e quello sovietico a sistema comunista ad Est. Dalla mamma, femminista ante litteram, appresi l’importanza dell’autonomia per le donne. Era, ella, dotata di forte senso critico e di acume straordinario che le permetteva di guardare lontano. Ispirata ad una visione laica della vita, fuori da fanatismi e pregiudizi di sorta, spingeva noi ragazze verso la libertà mediante lo studio e le professioni. Lo zio era un outsider, con diploma di “perito agronomo”, appassionato di studi di storia e filosofia. Possedeva una biblioteca personale, molto fornita, in cui trascorreva ore notturne a studiare e discorrere con amici. Era uomo disinteressato, non legato al denaro, sensibile alla cultura e ai temi di giustizia sociale. Fu lui a trasmettermi l’amore per la letteratura russa, Tolstoj, Dostoevskij, Gogol ecc. e una visione orizzontale della società. La Storia, spesso diceva, non si ripete mai allo stesso modo, le acquisizioni più avanzate non si danno una volta per tutte, occorre vigilare! Lasciai il borgo in cui ero nata e partii, con questi pochi utensili nello zaino, per affrontare la complessità, urbanizzandomi.

Il sogno

L’attenzione per la vita sociopolitica divenne una costante della mia crescita e, con lo studio, prendeva forma in me un sogno, quello di veder realizzata nella prassi una stretta alleanza tra scienza e arte del governare! Erano suggestioni platoniche? Hobbesiane? Chissà! 

De resto, gli anni del “trentennio felice”, delle grandi aperture sociali, lasciavano ben sperare! Il femminismo squarciava i veli del patriarcato, irrompeva sulla scena pubblica rivendicando libertà e parità delle donne con l’altro sesso. La classe operaia diventava soggetto politico in lotta contro il padronato. Praticando pagine di epistemologia e storia della scienza, una metafora particolare ispirava le mie riflessioni, secondo cui “fare scienza è come aggiustare una nave in mare aperto dopo un naufragio”. Era la mia ricerca di certezza nelle incertezze?

Oggi, un po’ più cresciuta, si fa per dire, e con minori illusioni, porrei a corredo di essa, un’altra immagine, appartenente al premio Nobel per la medicina Santiago Ramòn y Cajal che recita: «che meraviglioso stimolo sarebbe per il principiante se il suo maestro, invece di stupirlo con la sublimità delle grandi conquiste del passato rivelasse piuttosto l’origine di ogni scoperta scientifica, la serie di errori e passi falsi che l’hanno preceduta» (Cattaneo 2024: 26). Questi due richiami alla centralità del dubbio dicono molte cose. In primis, il fatto che la scienza sia in continua tensione, tra spinte propositive ed inciampi, tentativi ed errori, in vista di dati oggettivi, estensibili ad ogni altra attività umana che voglia trascendere il privato e farsi pubblica.

Ci avverte infatti la scienziata Elena Cattaneo: «Questi dati dovranno splendere sotto la luce del sole, dovranno essere verificabili, ripetibili, pubblici, di tutti. Chiunque ne potrà mettere alla prova la solidità, oppure, se non convinto, di contestarli […] e ciò […] in quanto la legge scientifica, essendo intersoggettiva ha valore universale diventando patrimonio di tutti, arricchimento della comunità» (Ivi: 29-30).

Nel tempo, l’importanza del “metodo scientifico” mi è servita come lente di ingrandimento per leggere gli accadimenti sociali, cogliere le corrispondenze tra il dire e il fare, o, le discrepanze, l’inattualità, nel senso del limite e del rigore. Le domande sono state poste soprattutto alla politica, per cui ci si è chiesti: nell’arte del governare, c’è corrispondenza tra mezzi e fini? Esiste fiducia nei cittadini verso chi li rappresenta? Portano i nostri rappresentanti a compimento i programmi che promettono? Purtroppo, oggi, neanche invocando Machiavelli veniamo confortati da una qualche risposta positiva! Si vive in perenne instabilità. Crisi ricorrenti, stato di emergenza, governi di breve durata, guerre. Ci si sente ostaggio di poteri oscuri, invisibili, con cui tutto sembra cambiare affinché tutto resti come prima!


Il dominio

L’assurda guerra in Ucraina, l’orrore e le atrocità di Gaza, praticate dall’esercito israeliano contro palestinesi inermi, in risposta all’orrore di Hamas del 7 ottobre ’23 contro 1300 cittadini israeliani, sono inaccettabili. Scavano in noi un dolore profondo per cui lo sguardo si fa povero, le prospettive arretrano rispetto all’indicibile. «Il popolo palestinese è stato sottoposto a 56 anni di soffocante occupazione. Hanno visto la loro terra costantemente divorata dagli insediamenti e piagata dalla violenza; la loro economia soffocata; la loro gente sfollata e le case demolite» (Albanese 2023: 38-39). Non c’è proporzione, ad oggi, tra i 1300 trucidati nei kibbutz israeliani e i 35.000 morti palestinesi di Gaza, di cui 15.000 bambini, con sofferenze ineguagliabili per i sopravvissuti.

L’Ucraina e la Palestina, dalle informazioni che apprendiamo, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un disegno più ampio che USA e NATO tendono ad attuare nel dominio del mondo contro altre potenze. I molteplici conflitti lo testimoniano. È il modello capitalistico che lo richiede: dilatare i mercati ai fini del profitto e, all’occorrenza, far ricorso alla guerra, come prolungamento della politica (cfr. K.Von Klausevitz in Wikipedia).

Da ben 4 secoli, le potenze coloniali e neocoloniali atlantiche hanno occupato i Sud del mondo depredandoli, in nome della democrazia e della superiorità dell’uomo bianco. E, come chiarisce un illustre pensatore, «se il mercato e la democrazia costituiscono le carote che l’Occidente offre al resto del mondo per blandirlo, gli armamenti e gli eserciti sono il bastone che esso agita per intimidirli». (Odifreddi 2024: 59). 

Colpi di Stato e guerre hanno segnato tutto il ‘900 nel centro e sud America, secondo i dettami della vecchia dottrina Monroe, “L’America agli americani” (Desideri 1990: 451). Significativo, più tardi, l’ammonimento del Presidente americano Eisenhower, che, nel suo discorso di commiato del 17 gennaio 1961, metteva in guardia la nazione contro il pericolo costituito dalla ascesa del complesso militare-industriale e l’intreccio di interessi tra gruppi armatoriali e rappresentanti politici del Congresso: «Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici» (da Wikipedia e Basile 2024: 55).

Purtroppo, si constata che la preminenza di queste forze, «si nutre di guerre innescate in aree anche lontane dalla patria americana» (Ibidem). In Medio Oriente e da noi, infatti, dagli anni ‘90 del secolo scorso, è stato un susseguirsi di interventi militari: Guerre del Golfo, Guerre in Jugoslavia, Afganistan, Iraq, Siria, Libia. Quella di Ucraina, pur dovuta all’ invasione di Putin, trova una spiegazione chiarificatrice nelle considerazioni dell’economista americano Jeffrey Sachs: «La verità è venuta a galla: questa è una guerra causata da un cinico sforzo trentennale degli Stati Uniti per mantenere la Russia debole, anche attraverso l’espansione della NATO in Ucraina. L’Europa, purtroppo, è uno dei due grandi sconfitti della politica statunitense, il più grande dei quali è naturalmente l’Ucraina» (Sachs 2024). Attrarla nell’orbita NATO, staccarla dalla Confederazione russa, interrompere il flusso di gas che attraverso l’Ucraina giungeva in Europa a costi bassi, far saltare i gasdotti North Stream 1 e 2 nei fondali del Baltico, attestano le finalità: isolare la Russia, privare del suo gas l’Europa e indebolirla, costringerla a cercare nuovi partners per i suoi approvvigionamenti a più caro prezzo, compreso il gas scisto americano. Non a torto, in un dialogo pubblico, il prof. Odifreddi si chiedeva: “siamo stati liberati dagli americani o siamo stati occupati?”.

Il linguaggio di alcuni presidenti statunitensi risulta efficace in merito! Reagan chiamava l’URSS “impero del male”, la Libia era “lo Stato canaglia”. Bush (figlio) definiva l’Iran, l’Iraq, la Corea del Nord, “asse del male”, Biden ha definito Putin “criminale”, e a dire che gli Usa dal 1798 al 2023 hanno effettuato 469 interventi militari nel mondo (Fig.1), 251 dei quali nel trentennio dalla caduta dell’URSS(1991) ad oggi, senza lasciare un singolo anno scoperto dal 1980 al 2024. A ciò si aggiunga che gli USA hanno nel mondo 800 basi militari, più di ogni altro Stato (Odifreddi 2024: 114-116)(Fig.2).

Qualche domanda circa le nostre alleanze dovremmo pur porla, ispirandoci alla nostra Costituzione (art.11) sono tollerabili le basi USA nel suolo italiano con bombe atomiche? È tollerabile una Germania in recessione con ricadute negative anche sulla nostra economia? Se le sanzioni dovevano colpire la Russia, non risulta che ne abbiano scalfito la stabilità. Al contrario, essa si è unita ai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), ovvero, a Paesi che non vogliono sottostare al diktat del dollaro per contare di più su un piano multipolare.

Come europei, dobbiamo ammettere, con uno sguardo alle politiche nostrane, che il vecchio Continente ha tradito gli ideali di pace e prosperità per cui la UE è nata. Divenendo “fedele pedina atlantica”, ne ha accettato il bellicismo ad oltranza con rischi pericolosissimi (Basile 2024: 54). Mentre si tagliano le spese alla Sanità, alla Scuola, ai Servizi, si investono miliardi in armi per aiutare l’Ucraina, che non fa parte della NATO! È accettabile tutto ciò?

In Italia le ripercussioni sono visibili: sfaldamento dell’assetto istituzionale, attacchi mirati alla nostra Costituzione, spesso disattesa perché «non ha trovato energie sufficienti per metterla in opera» secondo Costantino Mortati (Sommi 2024: 17). Abbiamo assistito lentamente e inermi, al tradimento del suo spirito con modifiche strutturali: sostituzione della legge elettorale proporzionale, garanzia di pluralismo, con la maggioritaria, Pareggio di Bilancio, Riforma del titolo V.

Si aggiunga che l’attuale maggioranza di governo è impegnata a varare norme quali: l’Autonomia differenziata, che spezza l’Unità nazionale, l’Elezione diretta del Presidente del Consiglio, (nostalgie del ventennio?), Riforma della Magistratura ed altro. Vecchia tattica del “navigare dentro le istituzioni” e far da «sponda ad ogni governo incentrato sulla chiusura a sinistra» (Canfora 2024: 24-25). “Una tempesta perfetta” la definisce il giurista Domenico Gallo, per delegittimarla. Tempesta di lungo corso, su cui decisivo fu il «Documento di analisi economico-politica pubblicato nel 2013 da J.P. Morgan, che mostra con eloquenza, come la società americana, leader nei servizi finanziari globali giudicava negativamente le Costituzioni antifasciste del Sud Europa, indicando la necessità di verticalizzazione del potere e la demolizione dei diritti sociali» (Gallo 2024: 11). Avremmo dovuto non accettarlo!

Gramsci, nel lontano 1917, avvertiva con un monito tutt’ora valido che «dei fatti maturano nell’ombra, poche mani non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva e la massa ignora, perché non se ne occupa» e «ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare… la fatalità che sembra dominare la Storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo» (Gramsci 2015: 4).

Gli accadimenti geopolitici attuali sconvolgono il mondo, scuotono le coscienze e richiedono uno sforzo collettivo per praticare altre vie. Non doveva Israele, dopo l’Olocausto, assurgere a modello di democrazia sostanziale? Non proveniamo noi europei dai valori dell’Illuminismo e dalla lezione morale di Kant? E che dire del pianeta Terra e della sua cura, non più procrastinabile? Consumo di suolo, industrie estrattive, allevamenti intensivi, uso indiscriminato di pesticidi e di altre diavolerie, nocive alla salute e finalizzate al solo profitto? Claudileia Lemes Dias, in un suo recente scritto, mostra i limiti e l’intreccio tra politica, multinazionali e narcotraffico, nella deforestazione dell’Amazzonia, lo scempio della natura, le violenze verso gli indigeni, il privarli dei loro riti, del loro habitat, spodestandoli, anche con l’ausilio di organismi religiosi. «L’Elenco di parlamentari-pastori coinvolti in scandali di corruzione è molto nutrito» in Brasile (Lemes Dias 2002: 109).


È ancora abitabile il nostro mondo?

Il Covid 19 ha evidenziato, oltre misura l’interscambiabilità dei corpi, la interconnessione tra le attività umane, le più lontane nello spazio, e gli oggetti, portatori anch’essi di storie naturali che si interfacciano con le storie dell’uomo. Chiediamoci allora, come possiamo rendere questo mondo abitabile? Cambiare le nostre abitudini e ritrovarci come comunità, in un “respiro profondo” che ci vede tutti uguali in un unico abbraccio con la natura affinché si “renda possibile un’etica condivisa fondata sulla reciprocità”, sui doveri morali e sulla giustizia sociale? (Butler 2023: 76).

Sono state poste sotto silenzio le voci relative alla salvaguardia dell’ecosistema, della riconversione dell’industria militare e dismissione degli arsenali atomici. L’Orologio dell’Apocalisse segna pochi secondi alla fine. Due catastrofi incombono: la catastrofe ambientale e la catastrofe nucleare. «Si parla molto di sicurezza ma non per riferirsi alla sicurezza dei cittadini – è una preoccupazione marginale – bensì alla sicurezza del potere statale e di quello privato» ci dicono due grandi saggi (Chomsky, Alvidrez, Mujica 2024:55). Le nuove generazioni hanno messo sotto accusa il modello neoliberale. Hanno ben compreso quanto esso poggi sulla instabilità per mantenere il primato di benessere a cui i pochi ricchi non vogliono rinunciare.

I giovani non sono fiduciosi neanche verso le forme di un futuro green, su cui già stanno scommettendo le multinazionali, connotate da una narrazione univoca che estromette trasformazioni urgenti per un diverso sistema di produzione. «Il progresso continua ad avere il controllo anche nel racconto delle sue rovine» (Prisca 2023: 70). Al rischio di un’apocalisse nucleare verso cui l’Occidente ci sta portando, non resta che opporre gli unici strumenti a nostra disposizione: il diritto internazionale (ONU), la diplomazia, l’antirazzismo, i principi di un nuovo umanesimo rispettoso dell’uomo e della natura a garanzia della continuità della vita sul pianeta.

Tornare alla voce dialogante di Socrate e alla ragione luminosa e profetica di Lucrezio; praticare l’apollineo “mai nulla di troppo” e il “metron” di aristotelica memoria, ci paiono essere le chiavi di una ripresa, così come quegli “otia divina” dei latini, ispirati al sentimento sublime della bellezza, unici valori che ci rendono umani. Apprendiamo, pertanto, a sostituire alle economie del PIL e della competitività, quello degli Stati di Pepe Mujica e di Nelson Mandela, il FIL, ovvero il Diritto lordo alla Felicità, attraverso la cooperazione. Al militarismo e alla deriva autoritaria, sostituiamo l’amicizia e i Corpi Civili di Pace, così come fu per Ghandi. «È la lotta della solidarietà contro l’egoismo» (Chomsky, Alvidrez, Mujica 2024: 69).


Bibliografia

Amoroso P. (2023), Ecologia, Castelvecchi, Roma. | Basile E. (2024), L’Occidente e il nemico permanente, Paper First, Roma. | Butler J. (2023), Che mondo è mai questo?, La Terza, Roma-Bari. | Canfora L. (2024), Il Fascismo non è mai morto, Dedalo, Bari. | Cattaneo E. (2024), “Il metodo della scienza in democrazia” in AA. VV. La Biblioteca di Raskolnikov, Torino, Einaudi. | Albanese F. (2023), J’accuse, Fuoriscena, Milano. | Chomsky N., Alvidrez S., Mujica J. (2024), Sopravvivere al XXI secolo, Ponte alle Grazie, Milano. | Desideri A. (1990), Storia e storiografia, Vol. II, Casa editrice G. D’Anna, Messina-Firenze. | Gallo D. (2024), “Una tempesta perfetta contro la Costituzione” in Il Fatto Quotidiano del 24 febbraio 2024. | Gramsci A. (2015), Odio gli indifferenti, Chiarelettere, Milano. | Lemes Dias C. (2002), Le catene del Brasile, L’Asino D’Oro, Roma. | Odifreddi P. (2024), C’è del marcio in Occidente, Raffaello Cortina Editore, Milano. | Sachs J. (2024), “I perché di questa guerra” in Il Fatto Quotidiano del 24 Febbraio 2024. | Sommi L. (2024), “La rivoluzione gentile” in Il Fatto Quotidiano del 23 aprile 2024.

Autore

  • Rosa Amodei

    Rosa Amodei è attivista femminista e ambientalista di WILPF. E' associata di "Per la scuola della repubblica" e si impegna in difesa della Costituzione Italiana come presidio di libertà e democrazia. Rosa inoltre collabora con la rivista "SAPERI TERRITORIALIZZATI" del CISAV.