Agenda Donne, Pace e Sicurezza: facciamo il punto con Genevieve Riccoboni

Giovedì 9 ottobre Genevieve, coordinatrice del programma Donne, Pace e Sicurezza per la WILPF, ha condotto da New York un webinar allo scopo di illustrare – a 25 anni dalla sua nascita – i documenti istitutivi, i principi, le aree di interesse e le criticità dell’Agenda Donne, Pace e Sicurezza.

Nascita dell’Agenda e quadro normativo

L’Agenda Donne, Pace e Sicurezza (DPS) è stata istituita nel 2000 grazie alla Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per riconoscere e affrontare l’impatto della guerra su donne e ragazze e per richiedere una più ampia partecipazione delle donne ai processi di pace e sicurezza, cambiare il modello dominante di costruzione della pace e renderlo più inclusivo e trasformativo. A tal fine, WILPF e altre organizzazioni della società civile sono state coinvolte nella creazione dell’Agenda.

Le risoluzioni DPS sono tecnicamente non vincolanti, anche se contengono alcuni elementi che lo sono dal momento che l’Agenda riguarda i diritti umani e dunque si riferisce agli obblighi universali in materia di diritti umani.

Dopo la prima, altre nove risoluzioni sono state adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si tratta delle risoluzioni 1820 (2008), 1888 (2009), 1889 (2009), 1960 (2010), 2106 (2013), 2122 (2013), 2242 (2015), 2467 (2019) e 2493 (2019).

L’Agenda DPS, basata sul rispetto dei diritti umani, sulla nonviolenza e sul femminismo antimilitarista, si occupa di quattro aree principali: la significativa e piena partecipazione delle donne ai processi di pace e di sicurezza, la protezione delle donne e delle ragazze e dei loro diritti umani, la prevenzione dei conflitti e della violenza di genere, l’assistenza e la ripresa adottando un approccio incentrato sui bisogni delle vittime.

L’attuazione dell’Agenda DPS è pensata per avvenire a livello globale, regionale, nazionale e locale; collegare quindi l’Agenda DPS ad altri quadri normativi, quali la CEDAW, l’Agenda 2030 e la Dichiarazione e Piattaforma d’azione di Pechino, può rafforzarne l’attuazione. 

La Convenzione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne (CEDAW – Convention on the Elimination of all forms of Discrimination Against Women) è uno strumento internazionale giuridicamente vincolante. In particolare, la Raccomandazione generale (RG) n. 30 della CEDAW spiega come questa convenzione sui diritti delle donne si riferisca anche ai conflitti e alle crisi politiche, mentre la RG n. 40 sostiene una rappresentanza equa e inclusiva delle donne nei sistemi decisionali.

Inoltre, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) includono l’Obiettivo 5 sulla parità di genere e l’Obiettivo 16 sulla pace. Infine, l’Area Critica E  della Piattaforma di Pechino sulle donne e i conflitti armati  sottolinea come la guerra, i conflitti e la spesa militare siano questioni femministe.

Come si implementa l’Agenda?

L’ONU e le altre organizzazioni internazionali possono attuare l’Agenda grazie a diversi strumenti quali i mandati e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su paesi e situazioni regionali, l’organizzazione UN Women ed il Segretariato ONU, il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli affari politici e di costruzione della pace (DPPA) e iniziative come gli impegni condivisi presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E’ stato inoltre creato un gruppo di esperti che lavora sull’Agenda, vengono organizzati dibattiti annuali e azioni di sensibilizzazione della società civile presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite attraverso il Gruppo di lavoro delle ONG.

A livello più locale esistono i Piani d’Azione Regionali sviluppati da istituzioni regionali, mentre oltre 100 paesi hanno adottato Piani d’Azione Nazionali (PAN) per attuare le risoluzioni DPS nelle loro politiche e programmi nazionali. Tali PAN variano notevolmente in termini di focus, budget e attuazione. Per approfondimenti consultare la Mappa globale dei Piani d’ Azione Nazionali adottati relativamente alle risoluzioni  DPS e il V Piano d’Azione Nazionale dell’Italia su donne, pace e sicurezza (2025-2029). 

L’Agenda in azione

Le sezioni nazionali di WILPF si occupano dell’attuazione dell’agenda nei loro territori. In alcuni casi le attiviste sono riuscite ad ottenere grandi successi, in altri si trovano a lavorare in ambienti ostili. 

In Colombia, ad esempio, le disposizioni di genere sono state incluse nell’accordo di pace del 2016, tuttavia, i progressi sulle misure di genere procedono con lentezza e le violenze  contro attiviste ed attivisti ed ex combattenti continuano. Attualmente, sono in corso negoziati con altri gruppi armati. Le donne in Palestina, incece, vivono sotto occupazione, in condizioni di pulizia etnica e genocidio senza nessuna protezione, né spazio per esprimere la propria opinione e plasmare il proprio futuro. Un altro caso critico è quello dell’Afghanistan dove i diritti delle donne sono stati manipolati come giustificazione per l’invasione occidentale. Tuttavia, dopo decenni di guerra, i Talebani sono tornati al potere e le donne continuano ad essere escluse poiché i leader mondiali stringono accordi con i Talebani alle loro spalle. Altro caso ancora è quello dello Yemen, dove gruppi di donne sono attivi a livello locale nella mediazione di controversie, scambi di prigionieri e cessate il fuoco, ma sono stati esclusi dai colloqui ufficiali. Infine, in Irlanda del Nord c’è stato un elevato livello di influenza dei gruppi di donne nel processo di pace che ha posto fine al conflitto. La pace è fragile ma permane, sebbene non tutte le principali cause siano state affrontate.

Un’Agenda perfetta? 

Le attiviste femministe per la pace propugnano da tempo l’attuazione del programma DPS. Allo stesso tempo hanno espresso alcune critiche riguardanti, da una parte, alcuni aspetti del quadro normativo stesso e dall’altra la sua scarsa attuazione finora.

Infatti, le risoluzioni DPS non fanno specifico riferimento a militarismo, militarizzazione, imperialismo, neocolonialismo o occupazione. Tutti temi che invece dovrebbero essere considerati con molta attenzione. Questa limitazione è in parte dovuta al legame tra l’Agenda e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sebbene gli altri quadri normativi rilevanti, come la Piattaforma di Pechino e la CEDAW RG.30,  affrontino in una certa misura questi argomenti, spesso mancano i collegamenti tra i diritti umani e le risoluzioni DPS del Consiglio di Sicurezza. Si assiste quindi ad uno svilimento patriarcale e politico dell’Agenda, nonché a minacce alla società civile, a criminalizzazione e repressione.

L’Agenda è diventata altamente politicizzata all’interno del Consiglio stesso e si è intrecciata con le dinamiche geopolitiche tra i membri permanenti. Manca inoltre un’attenzione sufficiente all’economia politica e alla giustizia per lo sviluppo.

Raccomandazioni chiave di WILPF

La partecipazione delle donne ai processi di pace deve essere piena, equa, sicura e significativa del 50%, così come la capacità di influenzare realmente le agende e i risultati. È inoltre importante ridurre la spesa militare e reinvestire questi fondi in un welfare sociale trasformativo di genere. Ancora meglio, è necessario un disarmo completo e universale e il rispetto degli accordi sul disarmo e sul controllo degli armamenti.

Inoltre, le donne impegnate nella difesa dei diritti umani devono essere protette e non criminalizzate. Concentrarsi sulla prevenzione dei conflitti, sulla diplomazia preventiva, sulla decolonizzazione e sulla fine dell’occupazione è infine della massima importanza.


Risorse preziose

Autore

  • Emilia Salomone

    Emilia Salomone è associata di Wilpf Italia ed è stata insegnante di inglese alle scuole superiori. Come docente, ha partecipato con i suoi studenti a vari progetti anche internazionali con Comenius, Oxfam, FAO e altri enti.