Intervista a Mycle Schneider, coordinatore, editore ed analista indipendente del WNISR, a cura di Patrizia Sterpetti in occasione della presentazione del Rapporto sullo status dell’industria nucleare mondiale il 22 settembre 2025 allo Spazio Europa, Ufficio del Parlamento europeo in Italia e Rappresentanza in Italia della Commissione europea. L’evento è stato organizzato dal Kyoto Club.
WILPF Italia ha partecipato alla presentazione di “The World Nuclear Industry Status Report 2025” (WNISR) ascoltando il parere di un gruppo internazionale di esperti/e da nove diversi paesi che, dopo aver analizzato molteplici indicatori, hanno concluso che l’energia nucleare civile è in declino a causa di tempi molto lunghi di realizzazione, performances deludenti, difficoltà nei finanziamenti e alti costi di mantenimento. L’energia nucleare non risulta inoltre conveniente se paragonata con l’energia eolica e solare, quest’ultima supportata da batterie al litio per ammortizzarne l’irregolarità metereologica e controllabile anche digitalmente. Le opinioni esposte sono state commentate successivamente da esperti italiani quali Livio Santoli e da rappresentanti di associazioni ambientaliste, tra le quali Mariagrazia Midulla del WWF, Katiuscia Eroe di Legambiente, Attilio Piattelli di FREE, Pippo Onofrio di Greenpeace Italia e Gianni Silvestrini di Kyoto Club. Di seguito l’intervista a Mycle Schneider, coordinatore, editore, analista indipendente del WNISR.
Patrizia Sterpetti: Secondo lei l’energia nucleare in Italia non è un pericolo?
Mycle Schneider: Quello che cerco di dire è che per ora non se ne parla. Vi sono molte politiche, impegni, budget che riguardano questo, Paesi in cui sono state adottate leggi per la costruzione di nuove centrali nucleari o l’espansione di centrali operative, esistono sì in alcuni Paesi, ma per le nuove costruzioni nucleari, sono necessari i costruttori! I politici non costruiscono centrali nucleari, non producono centrali nucleari, questo è il lavoro degli esercizi! Questa è la domanda: esercizi ordinano e le industrie nucleari costruiscono. Allora, chi ha costruito nei decenni passati? È molto semplice, puoi trovare i nomi: vi è EDF Electricité De France, il più grande servizio nucleare nel mondo, loro devono sapere quel che fanno, loro hanno l’ultima costruzione iniziata in Francia dal 2007 e il reattore connesso con la fossa nel dicembre 2024, così invece di impiegare cinque anni come era stato pianificato, ci sono voluti 17 anni per connettere questo reattore con la fossa e invece di costare 4.5 miliardi parlando di denaro reale nel 2023, questo costa almeno 24 miliardi di Euro per collocarlo nella fossa. Questa è la realtà dei costruttori francesi del nucleare e più di questo, la compagnia ha un debito netto superiore a cinquanta miliardi di Euro e non è un buon punto di partenza per investire in nuove strutture nucleari. Così vivono un periodo difficile per l’esistenza di questi reattori e vivono tempi difficili con i reattori esistenti e tempi difficili per costruire nuovi reattori in corso nel Regno Unito, e quindi prendere nuovi progetti in Italia, o da qualche altra parte? Sarà se non estremamente difficile, impossibile. Il secondo costruttore è l’industria nucleare coreana che ha solo costruito fuori del Paese, questo negli Emirati Arabi Uniti, devo dirti che costruire una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti non è la stessa cosa che costruire nell’Unione Europea, in ogni Paese dell’Unione Europea. I regolamenti sono diversi, anche il tempo di lavoro: non puoi avere persone che lavorano proprio come in Corea, a proposito, 52 ore a settimana, non è legale, tutti i tipi di condizioni sono drammaticamente differenti e questa compagnia Kepco, che è controllata dallo Stato, ha investito, per l’installazione più dell’equivalente di 147 miliardi di dollari, 157 miliardi netti di debito. Non lo so nemmeno se ogni compagnia su questo pianeta può attualmente sopravvivere in mancanza di protezione bancaria, sai, con un investimento di questa grandezza, specialmente se arriva a non meno di 70 miliardi.
Così Rosatom, controllato dallo Stato Russo. Non è necessario che spieghi che Rosatom ha alcune difficoltà attualmente in tutto il pianeta e alcune delle costruzioni in corso progettate hanno avuto significativi ritardi e problemi per le sanzioni, per altre cose tecniche, per questioni di risorse umane… Il quarto costruttore è la Cina con due compagnie CNNC e CGN, il problema è che costruisce solo in un altro Paese che è il Pakistan, il Pakistan per uso proprio è giunto ai programmi di nucleare che – sia civili che militari – sono interamente dominati dalla Cina, che non ha costruito da altre parti. Hanno avuto un altro grande problema: le due compagnie sono state messe nella lista nera dal Governo degli Stati Uniti e quando sei inserito nella lista nera ciò determina un numero molto grande di Paesi dove non puoi costruire e soprattutto stabilisce le compagnie con le quali non si può cooperare e come sai i progetti nucleari coinvolgono molte, molte compagnie. Allora, queste sono le quattro opzioni, quali altre opzioni ci sono come costruttori nucleari? Le industrie occidentali sempre menzionate: le industrie occidentali sono fallite nel 2017 sulla costruzione di centrali nucleari e queste, pianificate dall’UE, dopo aver speso circa dieci bilioni di dollari, sono state unite così adesso riparano e stanno ancora pagando per qualche industria concreta che ancora ha le redini dei piani di ripianamento. Allora recentemente, il World Street Journal ha riportato che le industrie occidentali hanno dichiarato che non vogliono più costruire nessun nuovo reattore, quello che vogliono cercare di fare è vendere della tecnologia ma hanno bisogno di costruttori! Qualcuno deve assumere il rischio dell’investimento, perché le case occidentali dicono: “noi ci bruciamo le dita, abbiamo imparato la lezione, non lo facciamo più!” Ma il percorso non è sorretto dal capitale USA ma da quello canadese, sono le compagnie canadesi che hanno comprato le compagnie fallite e incoraggiano ora le compagnie dell’uranio, nessuna ha costruito centrali nucleari. Così, questa è la selezione di cinque possibili costruttori per centrali nucleari in Italia, in Svezia, in Olanda, ovunque, non ce ne sono altre, e pensi che abbiano un buon biglietto da visita per poter andare a fare progetti in Italia? Io non lo credo!
Patrizia Sterpetti: A proposito del Giappone, è pericoloso il fatto che il Giappone ora ricomincia un po’ con questi progetti, anche il problema dell’acqua riversata nell’oceano. Cosa pensa di questo e dell’Iran?
Mycle Schneider: La situazione in Giappone è questa: la gestione del sito di Fukushima non è affatto sotto controllo. (…) Da coloro che sono coinvolti nella gestione del sito, realizzi che, fino ad oggi, devono gettare acqua di raccolta nei reattori di piccole dimensioni a tre unità e a proposito necessitano di gas per evitare incalzanti esplosioni, così il sito non è stabilizzato e continua a generare problemi. Questo è il primo punto. Il secondo punto è fuori dal sito, più di ventimila persone sono state evacuate, molte persone non sono potute tornare alle loro case e soprattutto non c’è più una casa, c’è quest’idea di tornare a casa ma è assurdo, perché le loro case sono state distrutte dal maltempo o perché, se tu lasci una casa per quattordici anni incustodita tutto è …animali guardiani, le radici sono morte, non hanno più case dove tornare. Quindi non è questione di tornare a casa e inoltre: vuoi ritornare anche in un ambiente che è ancora contaminato? È solo perché Il Governo dice “sì torna” ma è anche: quale ambiente sociale hai? Sapendo che anche le famiglie che sono state vittime dell’inondazione – niente a che vedere con il nucleare – ci sono state tante persone che sono morte per l’allagamento, e non c’è un luogo dove tornare veramente, da quello che i miei colleghi mi hanno riferito prima – e uno è il vicepresidente della commissione dell’energia atomica- , lui era un funzionario di lunga data, e ha detto che c’è solo un’esigua percentuale di persone che ritornano attualmente e normalmente sono le persone anziane. Quindi ci sono queste due situazioni: dentro e fuori che non sono stabilizzate e la profonda mancanza sta nell’analisi della sicurezza alimentare. Si può solo dire che è un sistema così opaco e complesso e non è armonizzato, per esempio non c’è un database centralizzato in cui puoi dire quest’anno quanti tipi di riso ci sono stati o di altri alimenti e questi sono i risultati. Questi database non esistono, così tu hai database che sono federali, nazionali, provinciali, hai database accademici, capisci? Ogni database non opera sulla stessa base, non sono comparabili, perché hanno un’altra razionalità. Così il risultato dell’analisi è che non si può di base dire nulla, loro cercano di garantire sicurezza alimentare, perché noi non possiamo giudicarlo ma quello che sappiamo come in un altro Paese, sai, dopo Chernobyl, è che per decenni abbiamo visto certi alimenti come i funghi avere livelli alti di contaminazione di cesio e così è anche il Giappone, non è diverso, spesso attualmente a grande distanza dai siti dei reattori.
Autore
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Patrizia Sterpetti è ricercatrice antropologa, associata di WILPF Italia dal 1992. E’ stata per WILPF Italia rappresentante presso la FAO, vice-segretaria, segretaria, vice presidente e infine presidente della sezione dal 2018 al 2024. Ha portato avanti numerosi progetti su migrazioni e asilo, disarmo, inclusione sociale, agenda Donne, Pace, Sicurezza e nucleare. Patrizia è stata delegata nazionale e internazionale di WILPF Italia a comitati esecutivi, UPR, convegni ed eventi. Ha inoltre contribuito alla elaborazione dei Piani d’Azione italiani su Donne, Pace, Sicurezza. Lavora e svolge ricerche nel sociale (centri di accoglienza per richiedenti asilo, istituti di pena, cooperative per l’inserimento di diversamente abili) ed è punto di riferimento per persone immigrate e rifugiate. Usa la ricerca-azione come metodo per la politica trasformativa di WILPF.